venerdì 27 agosto 2010

Barsanofio, il forestiero esicasta

Icona con i monaci eremiti
Barsanufio e Giovanni.
In questi giorni, dal 28 al 30 agosto, ad Oria ci sono i solenni festeggiamenti in onore di san Barsanofio. Per la verità in particolare
si ricorda la solenne traslazione delle reliquie del Santo nella Cattedrale oritana, avvenuta nel 1170 sotto il vescovo Lupone, in seguito al sogno del chierico Marco in cui gli fu rivelato che le reliquie dell'Anacoreta erano custodite nel tempietto extramoenia (attuale cripta di San Barsanofio) edificato alla fine del IX secolo dal vescovo Teodosio e interrato nel secolo successivo dagli Agareni che saccheggiarono e distrussero Oria
come ricorda Pier D. nel forum di Oria.Info. Questa della traslazione delle reliquie è una pratica molto diffusa nel Medioevo. Come non ricordare l'idea dei baresi di trafugare le spoglie di San Nicola da Mira? Una leggenda popolare oritana dice:
quannu lu carru cu l'ossi di san barsanofiu rrìou sott'a l'arcu di la chiazza si firmou e non ci vulìa caminava chiui.
Che vuol dire: quando il carro con le spoglie di san Barsanofio arrivò ad Oria sotto l'arco della piazza si fermò e non volle più proseguire. Ma perché proprio ad Oria mi sono sempre chiesto quando da bambino mi raccontavano questo fattarello  e finora non ho trovato risposta. Mi sono ignote le ragioni di questa scelta miracolosa, mentre è più evidente l'attaccamento degli oritani al santo che è patrono di Oria e amante dei forestieri. E anche qui c'è un fatto che non riesco proprio a spiegarmi: perché per la festività di San Cosimo e Damiano (e altri 3 fratelli medici) in paese arrivano tantissimi forestieri mentre per il protettore non viene nessuno anzi non restano neanche quelli che fino a uno-due giorni prima erano in vacanza da noi? Forse che i santi medici amano di più i forestieri? Qualcuno me lo può spiegare?

Deve essere che forse Barsanufio, questo il suo vero nome poi tramutato in Barsanofio (che io non darei mai a un figlio o, peggio non chiamerei mai una figlia Barsanofia come è invece successo), non ha molta dimestichezza con le persone per il fatto che è vissuto fino a tarda età come un monaco eremita pregando e scrivendo tutto il tempo. E poi visse nel deserto di Gaza, l'attuale striscia di Gaza al centro delle controversie tra Israele e Palestina, come volete che abbia sviluppato dimestichezza con le persone? Perciò qualcuno mi deve spiegare questo smodato amore per i forestieri. A pensar male, quale diavoletto che sono, sono gli oritani che ruotano attorno a cattedrale e curia che amano i forestieri con le loro offerte. E qui come non pensare anche alla strepitosa coincidenza del parroco della cattedrale o "monsignore" (perché arciprete) che si chiama don Barsanofio Vecchio. Pazzesco, porta il nome del protettore e per cognome fa "Vecchio": Barsanufio è appunto ricordato anche come "il grande vecchio". Qui il cerchio si chiude e si chiude pure il mio scrivere attorno all'argomento altrimenti mi si sospetterà di malignare.

Non andate a dire a questo parroco e agli oritani che Barsanufio era un esicasta (che non è una parolaccia). Vuol dire che non faceva vita comunitaria e che pregava quasi sempre per conto suo e quindi doveva partecipare giusto l'essenziale alle celebrazioni. E magari non amava la mondanità, e magari viveva pure in povertà. Non andatelo a dire al comitato delle feste patronali e non chiedete loro quanto spendono in luminarie, fuochi pirotecnici, bande musicali. Non provate nemmeno a dir loro che avremmo onorato meglio questo monaco magari parlando un po' della Palestina, dove è vissuto, e cercando di capire le ragioni dei forestieri che abitano dall'altra parte del mar mediterraneo, che non è solo quello dove ci facciamo il bagno sulle spiagge di Campomarino e San Pietro in Bevagna ma che è anche quello dove nel recente passato sono arrivati albanesi, turchi, somali, senegalesi e tanti altri che continuano ad arrivare.

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