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giovedì 30 settembre 2010

Le case grandi e le case piccole

Il cuore poetico di Oria. Immagine di Franco Arpa.
Oggi ho preso l'aereo da Brindisi. Appena si è alzato in volo ho guardato fuori dal finestrino e ho visto Oria e i suoi dintorni dall'alto. Però è accaduto uno strano fenomeno: gli edifici grandi si vedevano piccoli e gli edifici piccoli si vedevano grandi. Vedere Oria dall'alto cambia la prospettiva. Provate anche voi.


Infatti è accaduto che il castello, la basilica cattedrale, il palazzo vescovile, palazzo martini si vedessero come costruzioni piccole mentre le Cripte, la Chiesa di Santa Lucia, Gallana, i Frantoi ipogei si vedessero come costruzioni grandi.


Ho visto anche la terza porta di Oria, quella che vogliono costruire, che era piccola. Il Santuario di Demetra invece si vede enorme.


Il sindaco di Oria che propone una showgirl come modello per i giovani è piccolo piccolo piccolo. Gli artisti e gli artigiani di Oria che lavorano con umiltà sono grandi grandi grandi.


Quelli che gettano le immondizie nelle campagne e quelli che non hanno fatto capir loro come devono fare la raccolta differenziata sono piccoli come le formiche. Coloro che hanno realizzato gli spaventaporci e hanno citato Francesco D'Assisi sono grandi come i leoni.


I federicomani che in nome della loro fede in Federico II dimenticano Mario De Nuzzo sono delle pulci. Il fratello Antonio e i suoi parenti, che non hanno mai fatto una polemica anche se ne hanno ben d'onde, sono degli elefanti.


I blogger che vogliono controllare la libertà degli altri blogger sono granelli di sabbia, mentre quelli che si confrontano e si aprono ai contributi degli altri sono dei mondi, delle galassie.


Gli esponenti della SCU arrestati tra Mesagne e Oria ieri al microscopio neanche si vedono, tutti coloro che non stanno zitti quando bisogna parlare e che stanno in silenzio quando non bisogna parlare sono stelle luminosissime in cielo.


Viva il cielo, viva il volo, viva le idee.

martedì 7 settembre 2010

La città senza pietà

Silohuette del castello di Oria vista dall'interno
del cimitero.
Certe villette, certe palme, certi orti, certi vuoti, ai confini con la campagna ti portano a Laghouat, in Algeria, dove una città è solo un punto in un vuoto continuo, immenso. Quel vuoto non lo trovi subito, ma comincia con alcuni piccoli vuoti di vegetazione, di case che trovi a Iris. E gli abitanti anziché meditare su quei vuoti frequentano estetisti e parrucchieri. Oppure aprono e chiudono di continuo negozi. Basta che uno apra un negozio di abbigliamento e nel giro di  qualche settimana aprono subito altri negozi di abbigliamento. Se si apre un bar, tempo pochi giorni e altri bar aprono nelle vicinanze e così per ogni negozio. Laghouat è nelle case basse, nelle folate di vento, nelle palme e negli eucaliptus, negli orti di aranci e limoni, nel velo delle signore anziane, negli uomini ubriachi ai bar e violenti a casa. E ancora nella maldicenza delle malelingue, nell'invidia degli sguardi, nei religiosi corrotti e privilegiati. Se vuoi un po' di pietà la trovi solo in un padre anziano che ogni pomeriggio all'imbrunire spinge la carrozzella del figlio storpio. Violenze e ubriachezze non cominciano subito, le trovi prima a Iris se da questa attraversi poi le strade del mare. Le trovi nel vicino che non sopporta i rumori della tua motosega mentre poti gli alberi e assieme al figlio ti uccide. Oppure ti trovi con il cranio fracassato sulla spiaggia perché hai difeso una ragazza dal suo molestatore. Oppure ti trovi  in qualche altro fatto di sangue perché il sangue chiama sangue, le locandine di delitti davanti alle edicole chiamano altri delitti, la cronaca nera nei telegiornali delle televisioni locali alimenta nuova cronaca nera. Oppure se hai quindici anni e sei ragazzina e sparisci sei una ragazza solo piena di malizia, scappata con chissà chi, magari uno straniero (perché è sempre loro la colpa). Iris non ha pietà per le sue figlie (anche se la sparizione di Sarah, a cui mi riferisco, è successa in un paese vicino, la sostanza  non cambia), prima le divora, poi incolpa i forestieri. Iris è ancora la città fumosa.