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venerdì 5 ottobre 2012

Quartieri ebraici

Devo dare una mano ad un'amico per delle fotografie nei quartieri ebraici di Oria e Manduria. Quindi vi ho fatto un sopralluogo. Ne ho approfittato per realizzare questo pre-shooting che spero sarà utile a lui e ad altre persone. Cliccare su ciascuna miniatura per vedere la foto e i suoi dettagli.

Quartieri ebraici salentiniQuartieri ebraici salentiniQuartieri ebraici salentiniQuartieri ebraici salentiniQuartieri ebraici salentiniQuartieri ebraici salentini
Quartieri ebraici salentiniQuartieri ebraici salentiniQuartieri ebraici salentiniQuartieri ebraici salentiniQuartieri ebraici salentiniQuartieri ebraici salentini
Quartieri ebraici, un set su Flickr.
Tramite Flickr:
Quartieri ebraici di Oria e Manduria.

mercoledì 22 settembre 2010

Oggi e domani con L'uomo nero

Immagine dall'alto del set de L'uomo nero.
Credit: Tonino Carbone.
Oggi e domani al Multisala Salerno di Oria, L'uomo nero, l'ultimo film di Sergio Rubini in parte girato anche ad Oria durante l'agosto scorso. Alcune scene sono state infatti girate nel nostro centro storico in via Francesco Milizia (a cui si riferisce l'immagine a sinistra) e nei pressi della scuola Edmondo De Amicis. Oria è dunque servita al regista e attore di Grumo Appula per ricostruire questa cittadina del sud Italia sul finire degli anni '50 in cui un pittore incompreso cerca di farsi strada ma viene frustrato nelle sue aspettative da un critico che può ricordare una sorta di Balanzone che però non ha nulla di comico. La spunterà il pittore in un modo che non vi rivelo: andate a vedere il film che è un gran bel lavoro e ne vale la pena. Personalmente lo considero un Pinocchio secondo Rubini.

sabato 11 settembre 2010

Gli abitanti del castello

Il castello è un disegno. Per questo oggi L'invisibile Oria vi propone questo disegno del castello di Oria realizzato da Francesco Corni. Non è altro che un disegno. Perciò prima che nelle pietre sta nel disegno, nell'immaginazione di chi lo pensa e lo ricorda. Qualunque proprietario non potrà mai toglierlo dall'immaginario collettivo, soprattutto dai ricordi e dai sogni di chi vi ha giocato, da bambino, nel suo piazzale e sulle sue torri. Nessuno potrà scipparlo a coloro che sono i primi abitanti del maniero: i bambini di ogni età che con la mente giocano ancora con questo grande e suggestivo giocattolo. Storici, restauratori, studiosi vengono dopo, molto dopo. Figuriamoci quanto dopo possano venire coloro che acquistandolo ne sono venuti in possesso. Magari sono guidati da amorevolezza, non lo si vuole negare. Ma in questi giorni che il restauro è terminato L'invisibile Oria vuole restituirlo all'immaginazione e alla fantasia. Che cosa voglia dire questo lo spiegheremo presto in nuovi post nei giorni successivi. L'invisibile Oria non sarà aggiornato per 3-4 giorni di pausa. A presto amici.

mercoledì 8 settembre 2010

La città spettacolo

Piccolo piazzale nei pressi della Piazza
coperta di Oria.
Iris è la città-spettacolo. E non per il torneo che ogni anno vede impegnati i suoi rioni e gli sbandieratori. Lo spettacolo è lontano dal fracasso dei tamburi percossi come se fossero le teste di acerrimi nemici. Lo spettacolo è nelle sue piazzette, negli spiazzi che dietro un angolo, in fondo a una via, all'incrocio tra due strade, su per le scale si aprono. E' qui che c'è sempre qualcosa di non previsto, soprattutto nelle notti d'inverno. Una folata di vento tra gli eucaliptus o che scuote le chiome dei pini racconta di raminghi pellegrini del medioevo. Uno spicchio di luna racconta sbarchi di saraceni sulle coste. Una notte buia racconta, invece, di naufraghi sull'adriatico. Tante stelle in cielo raccontano di soldati romani qui stabilitisi come contadini. Qualche coccio, appena scavi, racconta infine di come le loro figlie si prendevano cura di se stesse e sognavano l'amore. Non c'è rassembramento e non c'è gente a godersi questo spettacolo che non per questo non si dà. Questi spettacoli amano le siepi, gli orti, i muri non troppo alti, le ringhiere.  Odiano la luce potente dei lampioni, il volume alto della televisione, i fari e i clacson del serpentone di auto lungo tutta la circonvallazione del paese, molto spesso fermo per ore. Ogni volta un faro li illumina troppo o giunge lo smarmittare di una moto, gli attori fuggono, le scenografie, poche e povere, sono smontate, i palchi di fortuna riposti via. E ogni volta gli attori giurano  che non continueranno, che smetteranno. Alcuni di loro lo hanno già fatto. Gli altri continuano a cercare non un autore ma le storie che improvvisano.

domenica 5 settembre 2010

I maghi del marketing di Oria

Turisti sperduti la mattina del 5 settembre 2010
mentre percorrono corso Umberto ad Oria.
GUIDA TURISTICA: You're welcome in the name of the brand. What's your target? We can do all for your budget... (Sei il benvenuto nel nome del brand. Qual'è il tuo target? Noi possiamo fare tutto per il tuo budget).
TURISTA: Cuncetti', ieni quani ca stai unu ca parla inglesi e no lu capescu. (Concettina, vieni qui che c'è uno che parla inglese e non lo capisco)
GUIDA TURISTICA: Ah, ma allora siete del posto... sicuramente siete venuti grazie al moltiplicatore keynesiano e in questo caso benvenuti all'interno di questo panorama competitivo.
TURISTA: Compa', ti sta' capìa cchiù sai prima quannu sta parlavi inglesi. Agghiu vinutu cu mugghierima e filima di Brindisi a Orria  cu passamu na sciurnata diversa... (Amico, ti capivo di più quando prima parlavi inglese. Sono venuto con mia moglie e i miei figli a Oria per passare una giornata diversa).
GUIDA TURISTICA: Mi deve scusare, sa'. Ma qui ad Oria è in vigore un preciso protocollo di marketing turistico e ci dobbiamo adeguare ad una determinata terminologia.
TURISTA: Veramenti, ringraziandu lu signori, no tinìmu nisciuna malatia terminali. (In realtà, ringraziando Dio, non abbiamo nessuna malattia terminale).


Manca solo un simile benvenuto ai turisti che vengono ad Oria, stranieri o meno che siano. Ad Oria si stanno affermando i maghi del marketing: oramai ci stiamo brandizzando, grazie ad un poderoso progetto di sistema, che sarà la nostra palingenesi. Partiremo da una morfogenesi per arrivare ad una pianificazione strategica e al marketing mix. Se a voi non è venuta l'orticaria allora potete andare in un negozio di latticini e fare un po' di tasting. Ora non fate i maniaci sessuali: il tasting non significa mettere le mani sul culo della bella signora che avete adocchiato ma vuol dire che potete assaggiare le mozzarelle e gli altri prodotti. Wow, ad Oria è arrivata la globalizzazione!


Particolare della villa Carissimo a
San Cosimo alla Macchia (Br).
Credit: _Blaster_
Peccato però che quando arrivano i turisti tutta questa scienza dei markettari locali si trovi con le serrande chiuse e lasci deserta la città. Pensate che me lo stia inventando? Pensate che lo dica solo io? Vi invito a farvi un giro in paese in autunno per vedere i già pochi turisti che arrivano persi e soli per il centro storico. Possiamo anche leggere un testimonianza di uno di loro che riguarda San Cosimo, il santuario a cinque kilometri da Oria. Ma non è diverso da ciò che accade ad Oria. Eccola:
when we arrived the church and the surrounding outdoor areas were fully and totally deserted. A shop sold crucifixes, holy water fountains, charms, rosaries, bibles, porcelain angles and other religious souvenirs, but there were no customers, the church was empty and neither cars nor busses filled the scorching parking lot which could easily accommodate all Auchan shoppers on a Friday night.
"Quando siamo arrivati alla chiesa e alle aree circostanti all'aperto esse erano completamente e totalmente deserte. Un negozio vendeva crocifissi, fontanelle di acqua santa, amuleti, rosari, bibbie, angeli ("angles" per "angels" è forse un errore di battitura) di porcellana e altri articoli religiosi, ma non c'erano clienti, la chiesa era vuota e né auto né bus riempivano la rovente area di parcheggio che avrebbe potuto accogliere con facilità tutti i clienti dell'Auchan il venerdì sera". Questa testimonianza riguarda una visita allo zoo il 26 agosto scorso. Per fortuna chi ha scritto il post è poi stato soddisfatto dagli animali che vi ha trovato, ma anche qui ci sarebbe da indagare perché nei miei ricordi di qualche anno fa quello zoo era piuttosto malandato. Ma non è questo l'argomento ora.


Perciò mi permetto di segnalare questi punti ai maghi del marketing di Oria:
  • basta fare sfoggio di termini tanto altisonanti, quanto spesso ormai vuoti;
  • se il marketing parte dai bisogni prima prestate orecchio ai bisogni delle persone;
  • la mattina del sabato e della domenica osservate i turisti che arrivano in paese e cercate di capirne esigenze e desideri, magari conversando con loro;
  • fate un monitoraggio online di quello che scrivono in blog e messaggi di stato nei social network come facebook e twitter.
E se inondate il centro storico con il sugo buonissimo che le vostre mamme stanno preparando magari invitate a pranzo, o a cena, queste persone e magari anche lo scrivente. Così parliamo meglio di tutto questo ;-) 

venerdì 27 agosto 2010

La terza porta e la fabbrica (di Nichi)

Plastico dell'arco che si
vorrebbe costruire ad Oria.
Foto di Tonino Carbone.
Ho ricevuto una dichiarazione da parte dei ragazzi della fabbrica di Nichi di Oria. E' piena di buon senso e di competenza e perciò vale la pena pubblicarla. Scrivono infatti:
Siamo contrari, perché non pensiamo che una semplice porta possa incrementare il turismo, a maggior ragione del fatto che non ha nessuna valenza storica artistica; siamo contrari al materiale che verrà utilizzato. Usare il polistirene nel centro storico di Oria è ridicolo; il plastico presentato dal comitato non è stilisticamente uniforme alle altre due porte della città, l'impatto ambientale della piazza sarebbe deturpato con un' astronave in polistirene.
Solo degli alieni potrebbero proporre una simile idea. Nessuna persona che ha occhi per guardare e mani per tocare le pietre e i materiali con cui sono fatti edifici in piedi da secoli proporrebbe una cosa del genere. Proseguendo i ragazzi affondano un efficace fendente. Leggete
Chiediamo che non vengano utilizzati soldi pubblici per la costruzione e chiediamo all'amministrazione comunale di abbandonare quanto prima l'appoggio a questo scellerato progetto. Poniamo tre domande: con quali fondi si sono realizzati i manifesti pubblicitari che hanno invaso la città? Perchè la cifra di 130 mila euro non viene impiegata per rivalutare zone realmente interessanti dal punto di vista storico artistico e turistico quale Monte Papalucio, torre Palomba, torre Carnara, le mura messapiche in piazza Cattedrale? Se l'intento è (ri)costruire, perché si è permesso di distruggere qualche anno fà, una delle più importanti necropoli messapiche per far spazio ad un campo di calcio nei locali ecclesiastici di piazza De Jacobis?
 In parte sembrano riecheggiare la dichiarazione a caldo di Pasquale Spina che non capiva perché continuare a trascurare i favolosi frantoi ipogei che si propagano nel sottosuolo per metà centro storico in pratica. Ma poi ci sono dei princìpi morali da osservare in operazioni di questo tipo. La fabbrica di Oria ricorda in merito la Carta del restauro di Cravocia del 2000 che tra le altre cose dice:
La ricostruzione di intere parti “in stile” deve essere evitata. La ricostruzione di parti limitate aventi un’importanza architettonica possono essere accettate a condizione che siano basate su una precisa ed indiscutibile documentazione... Se necessario per un corretto utilizzo dell’edificio, il completamento di parti più estese con rilevanza spaziale o funzionale dovrà essere realizzato con un linguaggio conforme all’architettura contemporanea. La ricostruzione di un intero edificio, distrutto per cause belliche o naturali, è ammissibile solo in presenza di eccezionali motivazioni di ordine sociale o culturale, attinenti l’identità di un’intera collettività.
Una bella lezione da questi ragazzi, non c'è che dire, che avrebbe dovuto fare l'Archeoclub Italia di Oria ma questa associazione preferisce occuparsi della vespa. Ha ragione Franco Arpa a dire che sono latitanti su questo.

Scarica l'intera dichiarazione della Fabbrica di Nichi di Oria.