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domenica 3 aprile 2011

Protesta "del sonno" in corso da parte dei tunisini

Tunisini della tendopoli di Manduria che per protesta
si preparano a passare la notte fuori dal centro.
Gli immigrati tunisini si stanno preparando a passare la notte fuori dalla tendopoli in cui sono ospitati. Stanno prendendo le loro coperte e i loro materassini per passare la notte in un adiacente campo incolto. Preferiscono passare la notte sotto le stelle piuttosto che in tenda. "Guantanamo, Guantanamo" mi dice qualcuno di loro in modo sbrigativo ma non troppo lontano dalla realtà. Altri si fermano e mi spiegano che è in corso una protesta per la grande lentezza con cui vengono rilasciati quei permessi necessari a circolare fuori dal campo che possono abbandonare tra le 8 e le 20, secondo le norme. Senza quel permesso sono dei clandestini e la polizia potrebbe anche rimpatriarli. Tra Oria e Manduria questo non sta avvenendo ma si hanno notizie che in altri posti d'Italia ci sono stati dei rimpatri. Intanto si sta ripetendo la medesima scena dei tunisini che ogni giorno si recano alla stazione e tentano di partire per le destinazioni del nord Italia e della Francia. Tuttavia stasera alla stazione di Oria il clima era più disteso degli altri giorni, anche per una presenza molto minore dei poliziotti e per il gran lavoro dei volontari.


Aggiornamento delle 0.05. Nicola Lonoce, direttore del consorzio nuvola che gestisce i servizi al campo all'ADNKRONOS ha dichiarato nel pomeriggio che i tesserini per l'accesso ai servizi e per la circolazione fuori dal campo sono stati distribuiti a tutti. Mentre ben diversa è la situazione delle procedure di identificazione che procedono con lentezza.

sabato 18 settembre 2010

La bambina nera

Scuola degli anni '50. Credit: navecorsara.it
I grembiuli erano neri. I quaderni neri. Le pareti grigie e nere. Questi i colori che mio padre e mia madre mi raccontavano di quando andavano alle elementari, negli anni '50. Mia madre frequentava poi quelle "scuole vecchie" (Edmondo De Amicis) ad Oria che furono il primo cantiere da manovale bambino (nel 1915, a 9 anni circa) di mio nonno Gregorio, poi diventato muratore. Perciò quando ho sentito la storia della reintroduzione dei grembiuli neri solo per le ragazze nella scuola media "Milizia-Fermi" mi sono ricordato di questi racconti dei miei e della tanta fuliggine nero-fumo dei treni a carbone di allora così ben immortalata ne L'uomo nero, l'ultimo film di Sergio Rubini. Fin qui nulla di male, quasi un amarcord. Anzi, chi ha visto il film potrà ricordare questa figura dell'uomo nero che attrae e spaventa il ragazzino protagonista del film. Ma se invece dell'uomo nero abbiamo una bambina nera, che succede? Cioè una bambina abbigliata con il grembiule nero come vuole il regolamento di quella scuola, assieme alle altre bambine, mentre i maschietti possono mettere ciò che vogliono. Possiamo per un attimo immaginare come si debba sentire questa ragazzina nei confronti del collega maschietto? Non è forse normale la protesta dei genitori?

Sulle prime, pur avendo notato la questione avevo deciso di non parlarne nel blog perché è stato così vasto il clamore, con tanto di servizi in tg nazionali, che non ritenevo di poter aggiungere nulla alla vicenda. Ma quando ho visto che questa bella iniziativa ci accomuna a Adro nella cui scuola sono presenti simboli della lega nord, non mi sento orgoglioso di questa scuola media oritana. E faccio invece un plauso ai genitori che hanno colmato un aspetto molto diseducativo. Ad una donna marocchina di Latina è stato chiesto di togliere il burqa quando prende il figlio da scuola perché spaventa gli altri bambini. Questi ultimi avevano cominciato a chiamarla "la maestra nera". Si può discutere se sia discriminazione o meno, ma non possiamo chiedere alla scuola "Milizia-Fermi" di Oria di togliere il grembiule alle bambine e quindi ogni discriminazione nei confronti dei maschietti?